Un viaggio fra Cabalà e Alchimia nell’Universo Rosicruciano del XVII secolo

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(Articolo pubblicato sul quotidiano online http://www.bdtorino.eu/sito/articolo.php?id=20336)
Era venerdì 13, ore 12.30, ma non ci trovavamo sul set di un film horror, anche se la ricerca di un parcheggio poteva molto assomigliarvi. Ci siamo recati al Salone Internazionale del Libro di Torino per seguire la conferenza “L’Ermetismo Rosicruciano – Un viaggio fra Alchimia e Cabalà nelle Nozze Chimiche di Cristiano Rosacroce.” di Emanuele Maffia del Centro Studi Rosacroce.

La conferenza si è svolta nello stand della Grande Loggia d’Italia degli Antichi e Accettati Liberi Muratori, una delle più significative obbedienze massoniche sul territorio italiano.

Il tema della conferenza era la relazione fra rosicrucianesimo, cabalà, ermetismo e alchimia.

L’intervento è stato introdotto e moderato da Giancarlo Guerreri, scrittore e sceneggiatore, nonché Delegato Magistrale della Regione Massonica Piemonte della Gran Loggia d’Italia degli ALAM.

Guerreri ci ha parlato della relazione fra le Nozze Chimiche di Cristiano Rosacroce e il XVIII grado del Rito Scozzese Antico e Accettato, Principe di Rosacroce. Il rituale d’Iniziazione al XVIII grado contiene espliciti riferimenti al terzo dei manifesti rosicruciani citandone qua e là frasi intere. La stessa struttura di Templi, necessari all’iniziazione a questo grado, richiamerebbe le tre più note Opere Alchemiche, Nigredo (Opera al Nero), Albedo (Opera al Bianco) e Rubedo (Opera al Rosso), non vi sarebbe tuttavia una diretta allusione all’Auredo o Citrinitas (Opera al Giallo).

Il candidato passando attraverso le diverse fasi dell’iniziazione viene confrontato con il programma del lavoro alchemico che, mediante la pratica di questo grado, dovrebbe progressivamente essere trasformato, realizzando così le tre citate Opere.

Guerreri ha poi introdotto l’esposizione di Emanuele Maffia. Il Centro Studi Rosacroce (CSR) è un organo privato di ricerca su tematiche ermetiche, alchemiche e rosicruciane. Il CSR si propone di essere un luogo d’incontro per coloro che desiderano ritrovare le radici, le fonti, di un lavoro spirituale tradizionale.

Emanuele Maffia ci ha fatto un sunto dei sette giorni di cui il testo delle Nozze Chimiche ci parla. Nonostante la complessità delle immagini simboliche usate nell’opera, è riuscito a trasmetterci con un modo di raccontare spontaneo e dinamico il nucleo di queste dense giornate.

Maffia ci ha parlato della cabalà estatica di Abraham Abulafia, che pare essere sottesa all’inizio delle Nozze Chimiche, quasi a suggerire che il primo dei lavori che il rosacroce del XVII secolo compiva era di tipo devozionale, ma non si trattava di uno stato passivo, anzi, era una devozione attiva che ricercava il contatto cosciente con il divino. Il senso e l’essenza di tale lavoro la si ritrova anche nella pratica dell’Ergon descritta nel terzo capitolo dello Speculum Sophicum Rodostaticorum, che titola “Poculum Pansophie”.

Dalla descrizione dell’esperienza che Cristiano Rosacroce vive il primo dei sette giorni, possiamo capire – così ci spiega Maffia – che non si tratta di un neofita, anzi una seria, lunga e impegnativa preparazione ha necessariamente preceduto tale esperienza. Il tremore, il rizzarsi dei capelli e altri aspetti di questa esperienza sono descritti nelle opere di Abulafia come effetti della giusta recitazione dei nomi divini. Senza una adeguata preparazione, la recita sarebbe funesta. A colui che dopo aver recitato la terza tripletta non ottiene nessun segno divino Abulafia dice: “Se non riesci ad ottenere ciò che hai cercato presso Dio, devi renderti conto che devi pentirti completamente. Piangi a causa della mancanza di elevazione spirituale e perché hai pronunciato il Nome con altri fini, che è un peccato straordinariamente grave — non sei stato degno di ricevere la benedizione di Dio.” (Moshe Idel, “L’esperienza mistica in Abraham Abulafia”, Jaka Book)

Nel racconto dell’esperienza estatica la lettera d’invito alle nozze è consegnata da una creatura con fattezze femminili. Tale creatura è dotata di ali coperte di occhi ed ha una tromba in una mano e nell’altra le lettere da consegnare agli invitati. Maffia ci fa notare come la descrizione di questa creatura femminile sia un chiaro rimando al primo dei manifesti la Fama Fraternitatis.

Nella notte seguente l’esperienza cabalistica, Cristiano Rosacroce, sogna di trovarsi in un pozzo dal quale tutti cercano di uscire, lui compreso. In cima al pozzo vi sono una dama ed un vegliardo che calano delle corde e tirano su coloro che riescono a rimanervi attaccati. Cristiano Rosacroce afferra la sesta corda e così viene tratto dal pozzo.

La “sesta corda” ha ovviamente più di un significato simbolico, uno fra questi –  ci dice Maffia – è un esplicito rimando alla Confessio Fraternitatis che parla delle possibilità offerte dal Sesto Periodo, che sarebbe appunto quello in cui i tre manifesti furono pubblicati.

Il secondo giorno Cristiano Rosacroce si trova a prendere quasi per caso uno dei quattro sentieri, la cui essenza gli era già stata presentata su di una targa appesa sul tronco d’un albero di cedro. Il cedro fu largamente usato nella costruzione del Tempio di Salomone. Usando una bussola, che Maffia ci ha spiegato essere una specie di orientamento spirituale, Cristiano Rosacroce, percorre un sentiero sul quale passa attraverso tre Portali ove acquista, scambiandole con alcune cose che aveva con sé, delle insegne.

Il terzo giorno i candidati vengono pesati e devono equiparare alcuni pesi. Il testo non parla esplicitamente del significato di ciascun peso, tuttavia da diverse indicazioni molto sottili. Da una frase che Cristiano rosacroce pronuncia, la sera seguente la pesatura, durante la cena, appare chiaro che i sette pesi siano le sette virtù. Chi aspira alle altezze spirituali di cui il testo narra non deve essere trovato più leggero delle sette virtù. Seppur tutte le virtù siano importanti ve ne sono alcune il cui difetto è giudicato più severamente che per le altre. Questa immagine ricorda la pesatura del cuore nella così famosa vignetta del Libro dei Morti egizio. Maffia fa una digressione sul libro dei morti che non sarebbe un testo funerario ma la minuziosa descrizione di un percorso iniziatico, che come specifica il vero titolo del libro ha come compito far “uscire alla luce del sole” l’iniziato stesso, quando si sarà perfettamente identificato con Osiride.

Il quarto giorno mediante il racconto di una rappresentazione teatrale in sette atti, il testo presenta le sette operazioni alchemiche necessarie alla realizzazione delle Quattro Opere. I giorni dal quarto al settimo – ci dice Maffia – descriverebbero in simboli le Quattro Opere Alchemiche:

  • Nigredo: resa dell’io, la vittoria sull’egocentrismo.

  • Albedo: rinascita dell’anima, la manifestazione di un nuovo stato dell’anima capace di unirsi allo spirito.

  • Rubedo: l’armonizzazione della nuova anima con la struttura materiale e sottile dell’essere umano, facendo divenire le qualità dell’anima nuova un “possesso del sangue” un qualcosa di cui si possa dire “l’ho nel sangue” o “… è il mio sangue…”.

  • Citrinitas: L’unione dello spirito con l’anima e quindi con il corpo, così che i tre siano uno. Si tratta della totale liberazione dai vincoli della natura inferiore e l’ingresso consapevole e pienamente cosciente nel Regno Divino.

Nonostante l’orario poco favorevole, essendo ora di pranzo, in sala c’erano presenti una ventina di persone, alle quali si devono aggiungere quei gruppetti fermatisi davanti ai tre ingressi per ascoltare una parte della conferenza.

Fra il pubblico c’era anche Antonio Binni Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Gran Loggia degli A.L.A.M.

Sui volti di tutti i presenti si leggeva un fervido interesse per quanto esposto, le domande ed interventi giunti dal pubblico hanno confermato questa impressione.

Grazie alla moderazione di Giancarlo Guerreri ed alle domande che ha rivolto a Maffia, il quadro dipintosi ci ha portati in un viaggio denso di simboli e immagini provenienti dalla Tradizione iniziatica occidentale, mostrandoci quanto tali simboli siano lo specchio di un concreto lavoro su di sé, che ha come obbiettivo una sola trasmutazione quella dell’uomo, mutando in esso “il regno di Saturno in Età dell’Oro”.

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