Un antico filatoio e un interessante convegno dal titolo: “Dante, Catari e Rosacroce: cosa li accomuna?”

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(Articolo pubblicato sul quotidiano online della città di Torino: http://www.bdtorino.eu)

Domenica 30.10.2016 nell’antico filatoio di Caraglio si è svolto un interessante convegno dal titolo: “Dante, Catari e Rosacroce: cosa li accomuna?” Una giornata intensa sul piano culturale e spirituale, un evento raro offerto al pubblico in cui sono state trattate tematiche legate alla spiritualità, tenuto in un luogo altamente simbolico, il filatoio di Caraglio dove, un tempo, veniva effettuata la bachicoltura ed oggi museo ricco di storia. Nel filatoio vengono  oggi organizzate prestigiose mostre d’arte ed importanti eventi culturali di respiro nazionale e internazionale.

Luogo simbolico perché, un tempo, vi si allevavano bachi, insetti che subiscono nel corso della loro vita una crescita che li porterà ad una evoluzione notevole, una metamorfosi capace di trasformarli da bruco sgraziato a splendida farfalla; prima essere strisciante, poi leggero padrone dei cieli. Anche l’essere umano ricerca una trasformazione, una evoluzione spirituale che sappiamo possibile, capace di elevare la sua mente  fino alle più alte vette spirituali ed è proprio di questi argomenti che si è discusso nel convegno, prolungatosi per tutta la giornata.

L’evento, che ha visto come moderatore Natalino Gori, è stato pensato, voluto e organizzato dal Centro Studi Rosacroce e dall’A.P.S (associazione di promozione sociale) Lectorium Rosicrucianum ed ha visto alternarsi prestigiosi relatori: il dott. Giancarlo Guerreri – Luca De Barbieri – Emanuele Maffia – Giorgio Paderno. Doveva essere presente Il Prof. Gianni Vacchelli che non è potuto intervenire a causa di una fastidiosa indisposizione.

II convegno si è articolato in 4 interventi,  della durata di un’ora circa ciascuno in ognuno dei quali vi è stato spazio di dialogo con il numeroso pubblico che ha affollato la sala in cui si teneva la manifestazione.

Ha aperto l’incontro Emanuele Maffia con un intervento dal titolo: Catari, Trovatori, Dante: il pensiero innovatore senza tempo in cui ha espresso interessanti considerazione su come Dante si relazioni con i Catari e i Rosacroce.

Pur non essendovi con questi ultimi una relazione diretta, essendo i manifesti Rosacruciani comparsi in una fase successiva nel 1614, Maffia ha ricordato come del materiale attinente al Manifesto circolasse già fin dal 1610, basandosi su lavori  precedenti, rintracciabile in statuti consultabili alla biblioteca ci Napoli, in cui si parla di Rosacroce fin da epoche più remote, risalenti al 1500-1400.

Addirittura poi, ha proseguito Maffia, nella “Confessio Fraternitatis”, ci sono elementi che riportano alla fine del 1300,  a riprova di un insegnamento che è sempre stato presente nella storia dell’uomo e che  ha sempre preso forme e vestiti diversi, a seconda dei luoghi in cui si è rivelato.

Molto interessante la relazione dello scrittore Giancarlo Guerreri,  dal titolo: “Dante e i Fedeli d’Amore: proposta per una lettura

anagogiga”.  Rifacendosi agli studi di Renè Ghenon e  di Luigi Valli, Guerreri ha intrattenuto il pubblico sul tema del  linguaggio segreto di Dante e dei «Fedeli d’Amore», palesando la possibilità di come questi ultimi potessero attribuire un significato brillantemente occultato nei loro versi,  messaggi e quant’altro potesse essere utilizzato per scambiarsi informazioni in maniera tale da non essere scoperti dalla chiesa, che li avrebbe di certo mandati al rogo.

Infatti, ha spiegato Guerreri, è possibile, come affermano gli autori citati, che le differenti figure femminili celebrate dai poeti collegate alla misteriosa organizzazione dei «Fedeli d’Amore», a partire da Dante, Guido Cavalcanti e i loro contemporanei per giungere fino a Boccaccio e a Petrarca, non fossero donne vissute realmente su questa terra. Queste, sotto differenti nomi, sarebbero state soltanto il simbolo di un’unica e stessa «Dama», la quale rappresenterebbe l’Intelligenza trascendente o la saggezza divina, ricercata ancora oggi in tutte le confraternite, fra queste quella dei Rosacroce.

E’ da notare, ha aggiunto Guerreri, che i poemi più facilmente comprensibili  secondo il senso letterale,  diventano perfettamente chiari sotto l’ipotesi di un «gergo» o linguaggio convenzionale del quale sia Valli che Ghenon sono riusciti a tradurre i termini principali ed ha poi citato  altri casi, in particolare quello dei Sufi persiani, in cui un simile senso era già nascosto sotto le apparenze di una semplice poesia d’amore.

Giorgio Paderno ha esposto nella sua relazione dal titolo “Il Catarismo nella Tradizione Spirituale dell’Occidente”, ed ha approfondito alcuni particolari del processo di iniziazione dei Catari,  di cui ha parlato preferendo attribuire loro non il termine Catari, ma quello di “Buoni Uomini”, illustrando  quali siano state  le cause e gli eventi storici che hanno favorito la trasformazione dei cristiani, dando il via all’origine della corrente spirituale del Catarismo.

Ha concluso l’incontro Luca Barbieri con la presentazione del libro di Eduardo Brega: “Il Catarismo nella Tradizione Spirituale dell’Occidente”, in cui espone i  due concetti chiave per comprendere la vera tradizione spirituale dell’Occidente. Il primo è rappresentato dall’idea della perfezione, del principio essenziale delle cose, dell’armonia delle sfere pitagoriche e dell’ideale nel senso platonico.

Il secondo è l’idea del male, dell’imperfezione della realtà, della carenza esistenziale che soffre l’essere umano nel sentirsi allontanato, escluso da detta perfezione. Nel suo saggio dimostra come i due concetti, l’uno derivante dalla tradizione egiziana e greca, e l’altro dalla tradizione giudeo-cristiana, che vennero a fondersi  nell’Alessandria dei primi secoli dell’era cristiana e fecondarono le correnti di pensiero ermetiche, gnostiche e manichee.

Ognuna di queste tre correnti ebbe un’esistenza rischiosa e differente, ma l’eredità che lasciarono dietro di sé continuò spargendo, in Oriente e in Occidente, i semi di un’inquietudine interiore per trascendere la realtà del mondo attraverso la conoscenza e la trasformazione dell’essere umano. Il catarismo raccolse il testimone di questa semina nel Medio Evo. I suoi insegnamenti ispirarono una vera rivoluzione del pensiero religioso e aprirono nuove vie spirituali valide ancor oggi.

Un convegno da riproporre, utile per invitare chiunque di noi a ricercare la sua natura divina, ripercorrendo antichi sentieri già percorsi dall’umanità seguendo un filo conduttore comune,  da cui è guidata verso una crescita spirituale da una forza  inarrestabile,  capace di attraversare le generazioni e tutte le epoche storiche, anche le più turbolente come quella attuale che siamo, nostro malgrado,  chiamati a percorrere.

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